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10 anni fa alluvione Nordovest, fu inferno d'acqua PDF Stampa E-mail
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AOSTA - La ferita è chiusa da un pezzo, ma la cicatrice è ancora ben visibile tra la gente che dieci anni fa si è trovata a fare i conti con l'alluvione nell'Italia del nord-ovest. In poche ore la Valle d'Aosta, gran parte del Piemonte e della Liguria finirono in ginocchio: danni per centinaia di milioni di euro alle infrastrutture e alle vie di comunicazione, alle piccole e medie imprese, alle case, 50.000 sfollati, 24 morti e quattro dispersi, per giorni niente luce e acqua oltre ai telefoni fuori uso. Nella notte tra sabato 14 e domenica 15 ottobre 2000 in questo spicchio di terra tra le Alpi e il mar Ligure si abbatté una pioggia torrenziale, circa 500 millimetri in poche ore. All'alba timidi ruscelli si trasformarono in furiosi torrenti, trascinando a valle alberi e rocce. La massa di fango e detriti finì per ingrossare la Dora Baltea, la Dora Riparia, l'Orco, il Sangone, lo Stura, il Tanaro, e infine il Po (il quale raggiunse la portata record di 13.900 metri cubi al secondo), che non sopportarono il carico d'acqua ed esondarono in più punti, allagando terreni agricoli, aree industriali e zone abitate. A pagare il prezzo di sangue più caro fu la Valle d'Aosta: 17 morti. A Pollein, piccolo comune della cintura aostana, una frazione fu spazzata via da una valanga di fango piombata giù dalla montagna. Sette persone, tra cui un bambino di neanche due anni, non ebbero scampo. Situazione analoga a Fenis, dove le vittime furono sei.

E poi scene di distruzione ad Aosta, Nus, Donnas, Gressoney. In Piemonte l'alluvione devastò il Canavese, la val di Susa, il torinese, la zona tra Vercelli e Alessandria, per un totale di oltre 120 mila ettari di territorio interessati dalle inondazioni. Vari ponti crollati, un centinaio di strade danneggiate. Quattro furono i morti. In Liguria il maltempo si abbatté su savonese e imperiese (tre morti). Nei luoghi del disastro arrivò a portare parole di conforto e di sostegno l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che si disse "impressionato dalla devastazione procurata dall'alluvione". Per giorni il nord-ovest si trasformò in una zona di guerra, con il continuo passaggio di elicotteri e mezzi di soccorso. L'atmosfera era surreale.

Molti paesi rimasero a lungo isolati, senza riscaldamento e senza luce. La macchina della solidarietà si mise in moto subito: a poche ore dalla calamità gli stessi cittadini 'scampati' scesero in strada per aiutare i meno fortunati. Tutta la comunità fu coinvolta nell'aiuto alle zone colpite. Con pale, guanti e stivali per intere settimane si lavorò intensamente a ripulire i paesi dal fango. In soccorso arrivarono volontari da tutta Italia, oltre all'esercito e alle forze dell'ordine. Per un senso di 'coesione nazionale' che dall'epoca della Resistenza non si respirava più da queste parti. Naturalmente non mancarono le appendici giudiziarie. In Valle d'Aosta la procura inviò cinque avvisi di garanzia a amministratori e tecnici regionali per omicidio plurimo colposo: quattro furono assolti, un geologo venne condannato (la Cassazione ha poi annullato la condanna per intervenuta prescrizione). La procura di Torino indagò 10 persone per truffa ai danni della Regione relativi a rimborsi per danni dopo l'inondazione. Per episodi di corruzione relativi ai lavori eseguiti nel post-alluvione vari imprenditori, valdostani e piemontesi, inoltre sono stati indagati e condannati a seguito delle inchieste condotte dalle procure di Aosta e Torino.

di Enrico Marcoz per Ansa.it

 
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