In due secondi L’Aquila è sprofondata di 20-30 centimetri e nei 5 secondi successivi la faglia si è rotta ancora, più lentamente ma in modo ancora più violento, distruggendo Onna e Paganica: sono gli eventi salienti dei primi 10 secondi del terremoto dell'Aquilano del 6 aprile scorso, ricostruiti dagli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
I risultati sono stati presentati dal geologo Claudio Chiarabba, nel convegno "Costruire e conservare in area sismica", organizzato dall'Ordine dei Geologi di Napoli. "Basti pensare - ha aggiunto - che per ricostruire la sequenza di eventi del terremoto del 1980 in Irpinia ci sono voluti 10 anni".
“Due colpi, l'uno dopo l'altro: uno l'ha abbassata e l'altro l'ha spinta” ha detto Chiarabba. La prima rottura della faglia, quella che ha fatto sprofondare la città di 20-30 centimetri, è avvenuta esattamente sotto la città e molto vicino, alla profondità massima di 9 chilometri. "La rottura è iniziata con poca energia, ma poi c'é stata un'accelerazione che ha concentrato l'energia in quei due secondi in cui è avvenuta la prima rottura della faglia", ha spiegato.
"É stato un processo complesso e irregolare, che potrebbe portare - ha aggiunto - a osservazioni scientifiche nuove e importanti", ad esempio per comprendere come funzionano le faglie e le caratteristiche che determinano la velocità di rottura.
E nelle due settimane successive si sono individuate ben 12.000 scosse successive al terremoto del 6 aprile. "Sono terremoti continui e difficili da isolare, ma siamo riusciti a individuarli grazie ad una procedura automatica. Il nostro risultato - ha detto Chiarabba - non ha precedenti al mondo".
Tutto ciò ha consentito di dare il via alla microzonazione, ossia un criterio per definire il rischio che, a livello locale, individua le aree che si comportano nello stesso modo in caso di terremoto.”La Protezione Civile ha già tracciato le linee guida per mettere in pratica questo criterio", ha osservato il presidente dell'Ordine dei Geologi della Campania, Francesco Russo, e i risultati sono attesi a breve. Per il presidente dei Geologi dell'Abruzzo, Nicola Tullo, è un nuovo strumento di lavoro perché può consentire permette di capire dove un terremoto potrà provocare più danni e promette di avere un ruolo di primo piano nella ricostruzione dell'Aquila.